Quando la fredda logica dei numeri calpesta la dignità dell’uomo

Lettera del Presidente Regionale UIC Armando Giampieri

Gentili consiglieri, sinceramente non so da dove cominciare questo messaggio , ma so per certo che ho il dovere di informarVi della forte indignazione che caratterizza lo stato d’animo delle diverse migliaia di ciechi e di ipovedenti che ho l’onore di rappresentare. Essi si sentono abbandonati e traditi da un Governo che aveva acceso in loro la speranza di un futuro migliore, di una migliore qualità della vita.
Il Libro Bianco del ministro Sacconi, la ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità autorizzavano una tale speranza, ma i fatti che sono seguiti alle parole delle dichiarazioni d’intenti hanno rivelato un’altra verità: quella della fredda logica dei numeri che calpesta la dignità dell’uomo.

Per questo essi vorrebbero che io usassi parole forti almeno quanto la loro indignazione. E dunque, accanto ai toni decisi cui siamo costretti in momenti difficili come questo, ricorrerò anche alla forza delle nostre ragioni. Userò parole accorate, tese a sollecitare un vostro autorevole intervento per impedire che il peso della drammatica crisi economica cada sulle spalle dei più deboli fra i deboli: i ciechi, gli ipovedenti e in genere i disabili gravi, costretti a pagare due volte, prima come cittadini e poi come disabili.

La manovra del Governo, già approvata dal Parlamento penalizza fortemente la disabilità con i tagli lineari al Fondo sociale, alla non autosufficienza, al budget per il Servizio Civile Volontario, al Fondo per l’occupazione dei disabili, etc..

Inoltre, il Disegno di legge 4566 “Delega al Governo per la riforma fiscale e assistenziale”, contiene principi che, se attuati, farebbero tornare il mondo della disabilità al Medioevo con il rischio dell’emarginazione e dell’esclusione sociale.

In particolare, si tende sostanzialmente ad azzerare l’indennità’ di accompagnamento, erogata dallo Stato al titolo della minorazione, per metterla a carico delle Regioni che la erogherebbero non tanto in base ai bisogni della persona disabile quanto alle disponibilità economiche, con il risultato che avremmo indennità di accompagnamento diverse da Regione a Regione: più alte nelle Regioni ricche, più basse in quelle povere.

Tutto questo non e’ accettabile, l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti difenderà con le unghie e con i denti l’indennità di accompagnamento al titolo della minorazione: una delle più belle pagine del Parlamento italiano che ha sancito un alto principio di civiltà giuridica che trova il suo fondamento nella Costituzione: art. 2 (dovere della solidarietà), art. 3 (pari opportunità sulla base dell’uguaglianza), art. 32 (diritto delle persone alla salute), art. 38 (diritto all’assistenza dei cittadini inabili al lavoro).

La decisione, quindi, di assoggettare l’indennità di accompagnamento ad un tetto di reddito e’ impolitica, impopolare, iniqua ed inutile.

Impolitica perché ignora la natura specialissima dell’indennità di accompagnamento concessa al titolo della minorazione, natura che, al di là di una dimensione meramente assistenzialistica, si muove nella logica del risarcimento danni per non aver saputo, lo Stato, prevenire la cecità, configurandosi, quindi, come un diritto soggettivo perfetto. Inoltre, in ossequio al comma II dell’art. 3 della Costituzione, vuole fornire uno strumento di integrazione sociale per garantire l’uguaglianza delle opportunità. Impolitica perché viola clamorosamente la già citata Convenzione delle Nazioni Unite che garantisce alle persone con disabilità diritti concretamente esigibili a prescindere dalle condizioni di bilancio del paese firmatario.

Impopolare perché scarica sulle famiglie il peso della disabilità ignorando i concetti di solidarietà e di coesione sociale che rappresentano i fiori all’occhiello della civiltà mediterranea la quale aveva saputo sconfiggere la cultura della “guerra di tutti contro tutti”.

Iniqua perché non tiene conto degli altissimi costi della cecità, una minorazione gravissima riconosciuta tale anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, una minorazione che condiziona la vita della persona in ogni momento della sua esistenza: l’accesso all’istruzione, alla formazione professionale, all’impiego, alla riabilitazione, all’informazione, alla cultura, alla fruizione dei beni culturali e delle attività sportive.
Parlo della gravità della minorazione visiva avendone titolo nella mia qualità di Presidente del Consiglio Regionale delle Marche dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, naturalmente, senza alcun intento discriminatorio nei confronti delle altre disabilità.

inutile perché se viene stabilito un tetto alto per salvaguardare i redditi da lavoro, non ci saranno risparmi; se invece il tetto dovesse essere basso al punto da travolgere anche i redditi da lavoro, si creerebbe una situazione tale che i ciechi dovrebbero scegliere tra il lavoro e l’indennità di accompagnamento con il risultato di creare, probabilmente, un esercito di assistiti anziché di soggetti attivi e produttivi.
Diciamo un sì deciso alla lotta ai falsi invalidi, anche se la politica ed i mass media ne hanno fatto un cavallo di battaglia finalizzato a far crescere nel paese l’insofferenza nei confronti della spesa sociale a poco a poco intesa dall’opinione pubblica come incompatibile con i problemi economici del paese. Sappiamo benissimo che ogni falso invalido, oltre a sottrarre indegnamente risorse di tutti, mina la credibilità dei disabili; ma diciamo un no altrettanto deciso alla esclusione sociale degli invalidi veri. Gentili consiglieri, Fand e Fish, le due federazioni che rappresentano la quasi totalità dei disabili italiani, chiedono che la riforma dell’assistenza venga stralciata dal Disegno di legge in parola e trattata a parte con il concorso dei disabili; chiedono, cioè, che venga istituito un tavolo di confronto fra il Governo e i disabili in omaggio al principio del “niente su di noi senza di noi” contenuto nello spirito e nella lettera della citata Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità.

Vi prego vivamente di farvi promotori affinché i ministri del Lavoro e della Salute si riapproprino delle proprie competenze, si rendano disponibili per il dialogo con il mondo della disabilità e si trovi una soluzione rispettosa della necessità del risparmio economico ma anche della dignità delle persone disabili.

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